Influencers on social media – THE FASHION POLITAN

Ironica, sarcastica, talvolta anche egocentrica e con uno spiccato senso della ricerca… Lei è Lucia Del Pasqua e il suo ” magico” universo di The Fashion Politan.

-The Fashion Politan… Come, quando e perché?

Quando: ho un pessimo rapporto con i numeri e dunque anche gli anni, quindi ogni volta che mi viene fatta questa domanda tentenno. Credo cinque, o sei anni fa. Fu l’evoluzione di un altro blog che avevo da molto prima, che si trovava su una piattaforma che poi fu chiusa; mi ricordo ancora la prima foto del blog, ero io di spalle.
Aprì The Fashion Politan non per scopi commerciali, ma perché mi piaceva scrivere, perché sono stata sempre abbastanza egocentrica (come chiunque sia sui social, d’altronde), e perché mi è sempre piaciuto studiare le dinamiche del web, e dei social network utilizzandoli, e confrontarmi con altre persone.

-Il tuo è un incontro perfetto tra moda, lifestyle e ironia. Da dove nascono le idee?

Dalle nuotate in piscina, lì è l’unico momento dove posso fare brainstorming senza distrazioni (grazie a dio non hanno ancora inventato i telefoni cellulari che funzionino sott’acqua), e poi naturalmente dai viaggi, dalla curiosità sempre e ovunque, dall’informarmi continuamente sia dal web, che dalle persone che incontro e conosco.

-Dai tuoi post, foto e video emerge l’amore per il retro… quando nasce?
Tanto tempo fa. Io sono nata ad Arezzo, una città famosa anche per la Fiera dell’Antiquariato, quindi tutti i primi sabati e domeniche del mese era una tradizione andare a rovistare tra le bancarelle con i miei genitori. Dunque è abbastanza naturale che abbia proseguito con questa passione, sia nell’abbigliamento, che nella scelta di alcuni pezzi d’arredo per la casa, persino la mia moto è del ’77, e ogni tanto compro cose abbastanza a caso solo perché hanno un buon odore, o mi colpiscono per motivi che non ho chiari manco io, tipo vecchie riviste, etichette, ventilatori…

-Cos’è per te la moda e cosa pensi del fenomeno delle fashion blogger?

La moda è una specie di macro contenitore che racchiude “atteggiamenti” che cambiano a seconda di vari fattori, in primis il periodo storico. Mi affascina molto, perché è un concetto collettivo, che sta nell’etere, e che poi investe il singolo, quando egli sceglie che moda seguire. Non so se mi sono spiegata. È dunque prima di tutto un fenomeno sociale e storico. Fashion blogger: tasto dolente. L’idea di fashion blogger mi piace, come è nata, il fatto di mostrare vestiti su persone normali era bello. Poi tutta la genuinità che c’era all’inizio s’è persa: una blogger su due si toglie pezzi di fianchi e si aggiunge tette con qualche applicazione, tutte, e dico tutte, comprano fan, truffando così aziende e agenzie, che non sanno nemmeno che esiste uno strumento che si chiama socialblade, con il quale potrebbero vedere quanti fan le blogger acquistano al giorno, le immagini sono sempre più patinate, come quelle dei giornali, insomma in un mondo che dovrebbe essere vero non c’è quasi più niente di vero. Penso dunque che tra poco il periodo dell’ego non dico che finirà, ma sicuramente diminuirà, perché ha stufato, e che alcune blogger diventino testimonial. Io sono una sognatrice che spera ancora nella rivincita dei contenuti (e per “contenuti” intendo una didascalia che non sia solo “lunch with my babes”). Tuttavia ci sono una ristretta rosa di blogger che seguo e ammiro, ma sono poche.

-La tua vena sarcastica ti ha portata a diventare un’influencer e a conquistarti una fetta di pubblico che come te ama vedere la moda sotto altri occhi e apprezzarla senza prenderla troppo sul serio e perché no, magari anche ironizzandoci sopra. Proprio per questo, avresti mai pensato di raggiungere un tale successo quando tutto è iniziato?

Il mio è un piccolo successo, costruito secondo i miei “naturali piani”: le persone che mi seguono amano come me le cose vecchie, amano leggere, sentirsi raccontare storie, più che ammirare le marche dei miei vestiti. Un piccolo successo derivato dal naturale entusiasmo di affrontare certi argomenti, di vivere certe esperienze in prima persone e di raccontarle. All’inizio io scrivevo e facevo foto. Adesso scrivo e faccio foto. Non è cambiato quasi nulla. Dico “quasi” perché oggi è un lavoro, un bellissimo lavoro.

-Come ti vedi tra 10 anni?

Sempre con The Fashion Politan, con un altro libro o due nel curriculum, con un brand mio non di abbigliamento, a coinvolgere tutti quelli che vorrebbero fare certe esperienze, ma fino ad ora non l’anno mai fatte. Vorrei far vivere emozioni.